

Ed è bene rispedirli indietro...come pacchi indesiderati!
Tornano da me, da te, da lei, dall'altra...tornano da tutte...
E saranno insistenti e convincenti...forse.

CASANOVA del web perchè continui a salire in cattedra pur di mostrare il tuo miserrimo fascino ?
Fai silenzio: impara a tacere.

La pagherai cara.

Ti auguro di riuscire a liberarti quanto prima delle follie di quest'uomo


A volte crediamo per il gusto di credere
Credere ci fa tornare a vivere
A volte ci lasciamo regalare emozioni
da chi, sotto il suo cappello, ha lo sguardo più intenso
A volte amiamo credere che lo sguardo
sia lo specchio dell'anima
e amiamo specchiarci in nuovi sguardi
A volte ci stupiamo e soffriamo nello scoprire
che quello sguardo ci ha trattato come un numero
una tra tante,mille altre noi.

Ci pentiamo di aver messo in discussione
i nostri affetti veri, di aver tolto del tempo alla nostra realtà
per correre dietro ad uno sguardo che ha finito col regalarci
solo pugnalate. A noi e a tante come noi.
Eppure quel profondo fascino ci era senbrato sincero.
Ma restano solo lacrime dentro e fuori
per noi, e per chi come noi continua a dar fiducia
a chi continua a non meritarne.
Se solo, noi donne di buon cuore, fossimo più scaltre...

...Elena,Flavia,Gloria,Irene,Lea,Maria,Nina,Olga,Piera,Rosanna,
Susanna,Tina,Vincenzina, Zoe...

CLICCASCOLTA
La canzone che l'uomo più sincero del mondo dedica a quelle che crede essere le sue pollastre. Tutte.
Ognuna nel proprio intimo si commuoverà per l'esclusiva!
http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=60985515

Se un uomo ha 100 pecore e ne smarrisce 1, non lascerà forse le 99 sui monti, per andare
in cerca di quella perduta?
No. La pecora raminga tale resterà, ed il pastore penserà a curarsi bene le restanti 99.


El can de tanti paroni el more de fame.
Tu non sei un cane...molto ma molto peggio
Pensi di non avere padroni
e sei schiavo delle tue patologie
e dei tuoi vizi schifosi
Vivi la cosa peggiore che si possa vivere
ESSERE SCHIAVI DI SE STESSI
Non ti libererai mai della tua schiavitù
finchè vivrai
e, anche se ancora non ti è chiaro,
"morirai di fame" solo più che mai
nella più totale solitudine

(CUOR) E CHITARA Anca 'stanote Nina so' vegNUDO (Nina: lo sappiamo tutti che se non trovi chi ti fa vegnire non diventa mai notte) co la chitara in man e in gola el cuor. (no, quello non si chiama chitarra, ora non stare a dire fesserie) Ma come geri so' tornà deluso (hai ragione non si può ogni sera avere el cuor en gola a suon di "realtà virtuale") co' in man la mia chitara e'l pianto in cuor. (e ci risiamo...sai bene che non è la chitarra, al massimo chiamalo piffero) E si che 'sta Venezia co'l ciaro de la luna Venezia Venezia l'è fata per l'amor. (guarda visto che tanto ti serve di vegnire anca stasera puoi tranquillamente risparmiarti tutte queste fesserie romantiche. Siamo pratici. Venezia, Napoli o Cagliari...cosa cambierebbe?) La to finestra Nina xe serada (e non solo la finestra Nino. Il tuo sonar notturno alla fine diventa duro da sopportare) A cossa serve l'estro dei vint'ani (anche se hai un'età variegata dai 35 ai 45 - se devi dire una bugia dì la stessa a tutte - devo darti ragione. Alla fin fine il tuo sonar non serve assolutamente a nulla se non a mandarti musicalmente a quel paese) E si che 'sta Venezia (no guarda forse sei leggermente duro...ma d'orecchi intendo: smettila con romanticherie stupide. va bene?) Solo le corde de la mia chitara (a dirla tutta non saprei neanche dirti se il tuo cuore è mai nato...ma semmai fosse accaduta questa disgrazia, molto ben nascosta, ma comprensibile per chi ha un minimo di cervello, fossi in te proverei ad impiccarmici con le corde della chitarra) Ma la speranza -dise la chitara-
(Bianchini)
co'l scuro dei canali l'è fata per l'amor.
ne val la mia canzon ne 'l mio sonar.
canzon mia, povareta, e 'l mio sonar.
(...)
domanda pase el cuor per no morir.
nel cuor che cerca pase, no' vol morir.

La follia incominciò sui venticinque anni.
Vegliava le notti intere, la testa fra le mani, cercando la proposizione che gli desse in modo esatto ed elementare il suo tormento d'uomo.
S'era innamorato d'una giovane donna di dubbia moralità e studiava il suo amore come un anatomico studia il suo pezzo.
Tormento delle piccole cose; rimorso di desideri soddisfatti e di piaceri ottenuti; rabbioso lavoro pel pane quotidiano; continuo contatto con l'umanità che gli pareva stupida ed equivoca.
Ma sotto tutto questo egli sentiva qualche cosa di diverso, d'indefinito, d'indefinibile, d'infinito.
La lenta evoluzione della sua follia lo portava ormai a considerarsi diverso, sostanzialmente dal resto dell'umanità.
Matematicamente doveva concludere d'essere Dio.
Lo scoperse una notte che dopo lunghe ore di meditazione aveva tracciato inconsciamente una retta.
La fissò, stupefatto come se non avesse fatto altro che tracciar rette e curve nella sua vita.
La fissò impaurito come davanti a qualche cosa di misterioso, d'inconcepibile, d'assoluto. Questo egli era dunque! Una linea retta, senza principio né fine, di cui né le sue meditazioni avevano potuto fissare le dimensioni, né l'amor famigliare era riuscito a fare un cerchio chiuso senza espansioni: Dio! "L'Alfa e l'Omega" dell'Apocalisse, "il principio e
Nel delirio si alzò, si guardò le mani, sfissò nello specchio gli occhi sbarrati come l'ultima luce nel l'abisso della morte, mormorando: "Dio!... Dio!". Poi cadde pazzo per sempre.
Il pazzo contempla il crepuscolo. Vaghe ombre si sono abbassate sul lago, sui villaggi, sui monti bruni ed illimitati.
Nel suo cuore vaga stasera un desiderio, indefinibile, perché ormai il suo destino è di non potersi più definire. Uno sconfinato desiderio nuovo. Egli sta seduto, osservando con lo sguardo melanconico.
Ha quarant'anni e ne dimostra sessanta.
La sua melanconia è tragica.
Lo divora senza ch'egli se ne possa rendere conto.
Egli che non ha amato mai nessuno all'infuori di se stesso.
È forse questa la sua colpa? Non avere amato e sentire il bisogno dell'amore nel fondo dell'anima.
Si scuote. Si lascia cullare a lungo da questa musica che gli potrebbe richiamare la prima ? Ave Maria! ? e non gli può richiamare più nulla, ma lo culla e lo accarezza come una mano stanca.
Quando le campane tacciono e l'infermiere, venuto tacitamente a farlo rientrare, gli posa una mano sulla spalla e si china piano piano su di lui, nei suoi occhi è una lacrima.
La prima.
L'ultima.
Domani Ladislao Robustiniani tornerà a credere d'avere creato Adamo, Napoleone e Dante.
(Giovanni Rodari)
